Fuoco di Fuoco. A causa di Margherita Porete

EVENTO CONCLUSO
Un'interpretazione emozionante e vigorosa del processo inquisitoriale e della messa al rogo della mistica Margherita - INGRESSO LIBERO

Nel quadro di “Storie di Storia: l’arte della narrazione” evento promosso dal Comune di Castiglione del Lago e curato da Lagodarte e Libri Parlanti

SABATO 3 DICEMBRE – Palazzo della Corgna – Sala del Teatro – ore 21.30

FUOCO DI FUOCO. A CAUSA DI MARGHERITA PORETE

Performance teatrale di e con Monica Palma

INGRESSO LIBERO

Lo spettacolo

Autrice ed interprete di altre “performance” a partire dai testi di celebri beghine (Mechthild di Magdeburg e Hadewijch), l’attrice e poetessa mantovana Monica Palma ci propone un’interpretazione emozionante e vigorosa del processo inquisitoriale e della messa al rogo di Margherita Porete nella Parigi del 1310, beghina e mistica che stupì per il suo indomito coraggio e il suo vertiginoso messaggio sull’Amore.

Monica Palma

Monica Palma, vicentina classe 1963, attraversa il teatro di ricerca negli anni ottanta e novanta (tra i maestri e compagni di viaggio Jerzy Grotowski, Teatro Nucleo, Rena Mirecka, Jairo Questa, Abani Biswas, Sotigui Kouyatè). Interrotto il nomadismo vive e lavora a Mantova. Ha pubblicato le raccolte poetiche: “Con la mia sete”, Publi Paolini Editore 2008; “Frankestein e dintorni”, Lieto Colle Editore 2011.

Chi era Margherita Porete

Di Margherita Porete si sa solamente che era una beghina – cioè una delle religiose laiche, non ordinata anche per amore di libertà, del tutto dedite alla fede – che era colta e tradusse la Bibbia, e che predicava vagando tra il Nord della Francia e le Fiandre. La sua opera mistica appartiene al genere degli exempla: nel vivo di un dialogo, destinato all’ascolto e non alla lettura, tra un’Anima, l’Amore e la Ragione, in cui Amore e Ragione si disputano l’Anima, è mostrato l’itinerario in Dio. Sono presenti in essa tutte le ragioni e i temi che hanno reso il misticismo sospetto alla Chiesa ufficiale, e che il misticismo di ogni tempo ha rinovellato: il carattere arazionale, amorale, folle della vera fede, che rivela un assurdo; l’abbandono in Dio come annichilimento della persona e della volontà, che non ha bisogno di alcuna mediazione mondana; il modello femminile del rapporto con Dio, come rinuncia all’identità e accoglimento in sé. Il 1°giugno 1310 a Parigi, in place de Grève, alla presenza delle massime autorità religiose e civili, venne pubblicamente arsa viva Margherita Porete. Insieme a lei, tra le fiamme e i tormenti del rogo, si consumavano le copie di un suo libro, bollato, durante il processo inquisitoriale che aveva preceduto la condanna, come “pestiferum, continentem heresim et errores” Quello stesso libro, “Le mirouer des simples ames anienties et qui seulement demeurent en vouloir et desir d’amour”, aveva già subito sorte analoga qualche tempo prima, allorché, tra il 1296 e il 1306, il vescovo di Cambrai aveva fatto sì che venisse bruciato sulla pubblica piazza di Valenciennes al cospetto dell’autrice. E a questa, in tale circostanza, era stato proibito di divulgare ed esporre ad altri la sua opera, pena l’intervento dei rappresentanti della legge che sarebbero stati tenuti ad arrestarla. Tuttavia, malgrado la severità di questo primo avvertimento, Margherita 1 Porete non sembra essersi piegata sotto il peso della sentenza, se è vero che pochi anni dopo, tra il 1306 e il 1308, un nuovo vescovo di Cambrai la sottoponeva a un secondo processo finalizzato a cancellare ogni traccia del “Mirouer des simples ames”. Al termine dell’azione intentatale contro, Margherita Porete sarebbe stata deferita al tribunale parigino del Grande Inquisitore di Francia. Qui, nel giugno del 1308, fu processata “pro convicta et confessa et pro lapsa in heresim” e colpita dalla scomunica maggiore, non avendo accettato di ritrattare quelli che le venivano imputati come errori. Così, in obbedienza alla prassi, il libro incriminato – mentre l’autrice giaceva in carcere – fu dapprima sottoposto al vaglio di un gruppo di consultori, che ne estrassero quindici proposizioni giudicate “male sonantes”. Poi, l’11 aprile 1309, le stesse proposizioni vennero sottoposte a giudizio di una commissione formata da ventuno teologi della Sorbona, i quali ratificarono su quelle basi il carattere eretico del volume e decretarono che venisse distrutto dal fuoco. Si voleva che agli accusati di simili colpe fosse concesso un anno da trascorrere in carcere, affinché potessero pentirsi e ravvedersi. Ma, quanto a Margherita Porete, il lasso di tempo concesso non servì a farle rinnegare il suo “Mirouer des simples ames” e il 31 maggio 1310, la si giudicò “relapsa in heresim”, e la si consegnò alle autorità secolari, che, il giorno successivo, l’avrebbero fatta salire al rogo. Stando alle testimonianze dell’epoca, la condannata affrontò il supplizio finale con serenità e spirito cristiano, senza dare mostra di paura o esitanza alcuna, al punto che la folla radunatasi in place de Grève ne rimase turbata e commossa.

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