VITA DA GATTO

COME TENERSI PRONTI PER LE NOVITÀ DELLA VITA. UN FILM PER TUTTI CHE SI TIENE LONTANO DAGLI STEREOTIPI.
VITA DA GATTO

La storia di un gattino vivace e curioso che si annoia nella sua vita di gatto domestico a Parigi. Il suo destino cambia quando la decenne Clémence lo porta nella sua casa di campagna nel cuore dei Vosgi. È l’inizio di una straordinaria avventura nella natura selvaggia per Clémence e Rroû, che cresceranno insieme, incroceranno l’enigmatica Madeleine e vivranno delle vicende che imporranno loro dei cambiamenti.

Un film che suggerisce a grandi e piccoli di tenersi pronti per le novità (positive o meno) che la vita ha in serbo per esseri umani e animali.

Fatta salva la confusione che si può venire a creare sul sesso del felino (a un certo punto se ne dimostra la mascolinità ma poi si continua ad appellarlo al femminile) questo è un film che fa ampio uso della presenza degli animali per porre in evidenza una riflessione che riguarda tutti. Riguarda cioè quei genitori che accompagneranno i loro figli nella visione avendo così l’occasione per parlare di quei momenti che nella vita si presentano come cambiamenti magari difficili da accettare.

Nella prima parte assistiamo alla nascita e alle prime esperienze di Rroû (nome onomatopeico per segnalare la sua propensione alle fusa). È un gatto di città così come Clémence è una bambina di dieci anni, parigina. Entrambi stanno per trovarsi di fronte a nuove esperienze. Portandolo con sé nella casa che la famiglia ha in montagna la bambina non può fare molto per impedirgli di entrare in contatto con quella Natura che la vita nella metropoli non gli ha permesso di conoscere. Gatti selvatici, una lince ma anche un altro felino bianco coetaneo a cui interessarsi fanno sì che la vita per Rroû cambi in modo significativo.

Ma anche per Clémence le cose stanno cambiando. I suoi genitori decidono di separarsi e vedrà il padre fare le valigie per cambiare casa. Lo spunto nasce da un libro del 1931, scritto da Maurice Genevoix che aveva come titolo il nome del gatto ma del romanzo è rimasto soprattutto (però è importante) il punto di vista del gatto che l’autore definiva del ‘se mi va’. Il gatto cioè acconsente a fare le cose oppure prende l’iniziativa ma non è portato ad eseguire ordini. Il confronto con il mondo naturale fa sì che ovviamente cresca non solo fisicamente ma anche acquisendo competenze nuove.

A Clémence l’aiuto per districarsi nei problemi familiari e nella necessità di comprendere che il felino va lasciato sempre più libero arriva dalla persona inizialmente meno attesa. La vicina della casa di montagna che vive in solitudine con un cane inizialmente appare come potrebbe apparire una strega nelle fiabe che la bambina legge. Pur nella sua ruvidità le mostrerà invece una vicinanza che suggerisce anche in questo caso riflessioni sulla necessità di non fermarsi a un giudizio superficiale sulle persone. Non manca poi una sottolineatura dell’incuria nei confronti del territorio che fa sì che Maidatchevsky (già regista di Ailo-Un’avventura tra i ghiacci) dimostri, anche negli elementi di contorno, di sapersi tenere lontano dagli stereotipi che spesso dilagano nei film che vedono protagonisti bambini ed animali. 

VITA DA GATTO
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