SUL PIÙ BELLO

FIABA CONTEMPORANEA CONFEZIONATA CON MISURA, IRONIA E UN GUSTO ESTETICO POP. CON UN'OTTIMA PROVA DI LUDOVICA FRANCESCONI
SUL PIÙ BELLO

Marta è bruttina e sa di esserlo. Per di più soffre di una rara malattia che non le permetterà di invecchiare, e che può essere scatenata da mille fattori esterni. Ma non si lascia avvilire e affronta la vita scegliendo di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, aiutata dai suoi migliori amici Federica e Jacopo, entrambi gay, con cui vive in una sorta di simbiosi. Il suo lavoro è leggere gli annunci delle offerte al microfono di un supermercato in modo così accattivante che i clienti, senza nemmeno vederla, la riempiono di richieste di appuntamenti: perché Marta, per sua stessa ammissione, esprime meglio il proprio sex appeal dietro un microfono, o dietro una tastiera. Fino a quando l’incontro con Arturo Selva, l’uomo più bello (e ricco) di Torino, non la costringe a confrontarsi con la realtà.

Sul più bello, opera prima di Alice Filippi basata sul romanzo omonimo della 18enne Eleonora Gaggero, è una fiaba contemporanea nello stile colorato e surreale di Il favoloso mondo di Amelie, e infatti Marta ha lo stesso taglio di capelli di Audrey Tautou, ma non è, oggettivamente, carina come lei, e questo non è il tipo di film in cui la protagonista è in realtà una strafiga nascosta dietro un paio di occhiali e una brutta pettinatura.

Ludovica Francesconi, che interpreta Marta, è straordinaria nel farci innamorare di questa ragazza imperfetta ma intelligente e spiritosa, ricca di una grazia e di un fascino che derivano da uno stile, un modo di (pro)porsi e di riscrivere la propria esistenza in chiave fumettistica.

Filippi asseconda questa linea narrativa con inquadrature da comic book (o graphic novel romantica), e Gaja Masciale e Jozef Gjura nei panni di Federica e Jacopo seguono lo stesso stile stralunato e cartoonish. L’autrice del romanzo ed ex enfant prodige della Disney, Eleonora Gaggero, si ritaglia invece il ruolo “ingrato” di Beatrice, la bellona classica che punta alle attenzioni di Arturo, interpretato da Giuseppe Maggio con l’esatta fisicità del principe azzurro che molte ragazzine sognano di far innamorare.

Ma sono le esili spalle di Ludovica Francesconi, che non arriva al metro e sessanta e ha il corpo acerbo di una bambina, a sostenere il film: sbagliare il casting di Marta sarebbe stato letale, e invece Ludovica riesce a rendere plausibile e gradevole questa storia di ispirazione per ragazzine piene delle insicurezze tipiche dell’età.

Marta ha un grande senso della dignità cui non rinuncia per essere accettata a tutti i costi, e in ogni caso vuole essere accolta per quello che è, problematiche comprese. Francamente non ci sarebbe stato bisogno di aggiungere il carico da novanta della malattia, perché la storia di Marta è quella di ogni ragazza non “popolare” destinata a sentirsi “una minoranza di uno”. E Alice Filippi rivela un talento particolare nel confezionare con misura, ironia e un gusto estetico pop una storia altrimenti ad alto rischio di overdose di saccarina.

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