SANTOCIELO

UNA COMMEDIA CHE SI PROPONE CON GARBO E GENTILEZZA, OFFRENDO PICCOLE CONSOLAZIONI ADATTE ALLE FESTE.
SANTOCIELO

Aristide è un angelo adibito all’ufficio smistamento preghiere che sogna un trasferimento nel coro dell’Altissimo. Durante un’assemblea del consesso dei cherubini si vota se eliminare l’umanità con un diluvio universale definitivo per punirla della sua scelleratezza, o mandare sulla terra un nuovo messia come ultima possibilità prima dell’estinzione. La spunta la seconda opzione, e qualcuno dovrà scendere ad ingravidare una donna con il nuovo figlio di Dio. Aristide si dà volontario, sperando che quella sia la sua occasione di ottenere in premio l’ambita promozione al coro angelico: una volta atterrato, dovrà posare la mano sul ventre di una prescelta, e il gioco sarà fatto. Ma per una serie di equivoci finirà invece per toccare il ventre di Nicola, un vicepreside in rotta con la moglie, che si ritroverà incinto del messia. E per poter tornare in Paradiso Aristide dovrà trovare il modo di riparare il guaio commesso.

Santocielo è la commedia di Natale di Ficarra e Picone, interpreti e coautori della sceneggiatura insieme a Davide LantieriFabrizio Testini e Francesco Amato, che è anche il regista del film – e di Amato Santocielo ha la leggerezza e la dolcezza davvero natalizia.

Il duo dei protagonisti conosce bene i tempi comici e i meccanismi della commedia degli equivoci, e presta la sua bonomia ad una storia che rispecchia i nostri tempi confusi: e dunque fa la scelta intelligente di non offrire soluzioni ma punti di vista, senza chiudere fino in fondo nessuna linea narrativa, né riannodare tutti i fili.

L’intuizione parallela è che pregare non serva davvero ad ottenere qualcosa (“Secondo te lui ti ascolta?”), così come non bastano le facili diagnosi psicologiche dei malesseri contemporanei (Giovanna, la moglie di Nicola interpretata da Barbara Ronchi, è una psicoterapeuta), ma sia utile semplicemente a farci sentire meno soli in mezzo a questo smarrimento collettivo. Anche in tema della nuova attenzione al femminile, Santocielo pone (ripetutamente) la domanda giusta per i nostri tempi: “Lo sa come sono le donne?”, e non pretende di dare una risposta, soprattutto da parte dei maschi. Infine l’attrazione fra uomini e donne non ha regole, tanto può riguardare persino un angelo e una suora.

Anche la maternità non ha regole, e più che un tentativo di appropriazione indebita di un privilegio femminile, Santocielo appare come un tentativo da parte maschile di condivisione di gioie e dolori finora riservati ad un solo genere, utile a spostare la sensibilità e allargare gli orizzonti di un uomo che non ha saputo ascoltare la sua compagna, e a farlo uscire dalle proprie chiusure mentali ed emotive. Soprattutto, la piccola rivoluzione nella vita di Aristide, Nicola, Giovanna e della suorina Luisa, interpretata con grazia da Maria Chiara Giannetta, sfocerà nella loro ritrovata capacità di smettere di preoccuparsi di “cosa deve pensare la gente”.

SANTOCIELO
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