PETER RABBIT

L'eroe che ha affascinato intere generazioni di lettori, ora è il protagonista di una grintosa e irreverente commedia
PETER RABBIT

Peter Rabbit e le sue sorelle, rimasti orfani dopo la morte della mamma, si rimediano da vivere rubando gli ortaggi dal giardino del burbero signor McGregor, che ha ucciso in passato il loro papà. Quando McGregor viene meno, stroncato da un infarto, i conigli si illudono di poter finalmente mettere le zampe sul suo prezioso orto. Ma l’eredità finisce al nipote dell’anziano, un ragazzo di città che odia gli animali e che, con grande disappunto di Peter, fa subito breccia nel cuore della sua amica umana Bea, la vicina di casa. Per i conigli tanto basta per aprire nuove ostilità.

C’erano una volta gli acquarelli di Beatrix Potter, con i suoi paesaggi tenui di countryshire abitati da aggraziate, edoardiane creature antropomorfe.

La ranocchia pescatrice, il Porcellino Robinson, Jemima l’anatra e Peter, il coniglio disubbidiente, che Potter – nel primo dei 23 libri della serie, The Tale of Peter Rabbit – faceva punire dalla sua mamma con il più terribile dei castighi: andare a letto senza cena.

A più di un secolo dalla pubblicazione dei volumetti di Potter, tuttavia, qualcosa è cambiato.
I bambini continuano a divertirsi se gli si racconta una storia di conigli parlanti, ma non si scandalizzano se quei conigli maneggiano esplosivi, lanciano pomodori come granate o attraversano l’orto scimmiottando Le Iene di Tarantino. O tempora, o mores: chi andrà al cinema aspettandosi un adattamento rassicurante – operazione tentata e riuscita con il reboot di Paddington – probabilmente non resisterà oltre i primi dieci minuti. Perché tutto quello che fanno gli statunitensi Will Gluck (Annie – La felicità è contagiosaAmici di letto) e Rob Lieber (The Goldbergs) è sovvertire, si direbbe con un certo gusto sadico, il mondo della scrittrice di Kensington.

A partire dalla forma, l’aspetto insindacabilmente più riuscito del film, uno spettacolare ibrido CGI e live action (realizzato dall’ottima Animal Logic di Babe – Maialino Coraggioso) che non fa rimpiangere il pastelloso 2D originale, che pur compare nel film, per la gioia dei puristi, in un paio di godibili sequenze animate. L’interazione fra creature, attori e paesaggio è così naturale che potrebbe essere difficile, dopo la visione, spiegare ai propri figli che i cervi non parlano, i conigli non sanno costruire circuiti elettrici e i maiali non usano il lucidalabbra. Quel che non sarà difficile spiegare è senza dubbio la storia, talmente sottile da sfiorare il nonsense, ed evidentemente al servizio di gag slapstick mirate più alla pancia dei piccoli che alla testa dei grandi: corse a perdifiato nei cunicoli sotterranei, ruzzoloni per le scale, schianti, scivoloni, cadute, musica martellante (tra i brani anche il “classico” remix di Tu Vuò Fa’ l’Americano di Renato Carosone). Ma ai bambini piace. E da questo punto di vista lo spirito originale di Beatrix Potter, che volle far pubblicare i suoi volumi a misura ridotta proprio per farli sfogliare dai più piccoli, è stato a suo modo rispettato.

Pazienza allora se in questa cornice narrativa, a metà fra Looney Tunes e Mamma ho perso l’aereo, si muovono personaggi che il trattamento Gluck ha reso praticamente irriconoscibili: Peter Rabbit è un egocentrico manipolatore, più simile all’Alvin dei Chipmunks che al roditore originale, e intorno a lui si aggirano caratteri vagamente devianti, sballati, certamente inimmaginabili dalla timida scrittrice del Novecento. Ed è proprio qui, nel tratteggiare il mondo intorno a Peter, che Gluck e Lieber rivelano la loro anima più autentica e goliardica, con una serie di personaggi secondari che sembrano usciti da Animal House (non a caso la sequenza del party selvaggio nella casa di McGregor è il momento preferito dagli adulti): il maiale dandy preda dei suoi bassi istinti, la volpe hippie esibizionista, il gallo apocalittico che ogni giorno si sveglia nel panico pentendosi di “aver fecondato tutte quelle uova”. Personaggi riusciti, ma così poco potteriani da far venire il sospetto che Gluck e Lieber avrebbero girato, molto volentieri, tutto un altro film.

PETER RABBIT
PROGRAMMAZIONE
TERMINATA