L’estate addosso

Un'opera 'mucciniana' che restituisce l'ebbrezza di un mondo in cui i giovani possono e debbono sentirsi invincibili
L’estate addosso

Estate dei 18 anni. Marco parte per gli Stati Uniti ma l’amico che gli ha trovato ospitalità a San Francisco offre la stessa opportunità anche a Maria, una sorta di suora laica diciottenne che Marco vede come un tremendo accollo. A San Francisco li aspettano Matt e Paul: una coppia gay, per lo sconcerto della bacchettona Maria. Nonostante le premesse, fra i quattro ragazzi si instaurerà un sodalizio che avrà i colori caldi dell’estate e il sapore di eternità di certe vacanze giovanili apparentemente infinite.
L’estate addosso è un film quintessenzialmente “mucciniano”: ci sono le inquadrature dall’alto, i dialoghi gridati, la rabbia e l’euforia, i corpi attraenti, gli under 30 benestanti, gli accenti romani, le panoramiche a 360°, le frasi fatte (“Tutto era così perfettamente imperfetto”). Ma qui c’è una motivazione per il tono costantemente sopra le righe cui Muccino ci ha da tempo abituato, e sono le emozioni estive esagerate che il regista ci appiccica sulla pelle, creando le giuste atmosfere per la storia che racconta, e generando un brivido di nostalgia per la giovinezza come stato dell’essere attraverso quattro personaggi pur “muccinianamente” lontanissimi da noi, o da come siamo stati.
A Muccino non è mai mancata l’agilità registica, e in L’estate addosso si intrufola ovunque, piazzandosi in mezzo ai suoi personaggi, innamorandosene inquadratura dopo inquadratura, così come si innamora dei luoghi che racconta: la Frisco liberal, la New Orleans jazz, la Cuba sensuale. Non è una rivoluzione, né per i protagonisti del film né per il regista, che racconta l’ebbrezza della temporanea libertà ma è ben cosciente della necessità di tutti di rientrare nei ranghi. Ma per il pubblico per cui è inteso, quella generazione spesso frustrata nelle sue ambizioni, paralizzata negli slanci, intimidita da un mondo che li esclude, in particolare in questa Italia così poco paese per giovani, può essere uno stimolo a fregarsene delle costrizioni e a immaginarsi onnipotenti. In questo senso (e rischiando l’eresia) L’estate addosso è paragonabile a Tutti vogliono qualcosa: nel voler restituire narrativamente l’ebbrezza di un mondo in cui i giovani possano, e debbano, sentirsi invincibili e compiere il maggior numero possibile di cazzate senza pagarne col sangue le conseguenze.
L’anello più debole di questa costruzione entusiasmante (nel senso di “concepita per entusiasmare”) è la caratterizzazione del personaggio di Maria, che in un tempo brevissimo si trasforma da vergine repressa a messalina hippie. Il punto di forza è una regia morbida e avvolgente che sfugge al controllo produttivo (il product placement, per una volta, è discretissimo) e scappa via, a rincorrere la (propria) giovinezza perduta.

L’estate addosso
PROGRAMMAZIONE
TERMINATA