CALLAS – PARIGI, 1958

LA CALLAS AL MASSIMO DEL SUO SPLENDORE, CONSEGNATA ALL'IMMORTALITÀ CON QUESTO UN RESTAURO CHE ANNULLA IL TEMPO.
CALLAS – PARIGI, 1958

Dopo Maria by Callas del 2017, e contemporaneamente al film Maria: lettere e memorie che racconta il tour internazionale dello spettacolo teatrale con Monica Bellucci sulla vita della “divina”, Tom Volf, a cento anni dalla nascita di Maria Callas, riporta al presente, con un eccezionale lavoro di restauro, un momento leggendario della lirica del Novecento: il suo esordio all’Opéra di Parigi, il 19 dicembre del 1958.

Il ’58 è un anno cruciale. Si apre, il due di gennaio, con quello che è passato alla storia come “l’incidente di Roma”, quando Maria Meneghini Callas è costretta a interrompere lo spettacolo, alla presenza del Presidente della Repubblica Gronchi, e si chiude con la sua primissima volta in Francia, per un concerto attorno al quale si sommano aspettative spaventose (la stampa lo definisce “il più grande spettacolo al mondo”, e alla Callas, sbarcata dall’aereo, viene chiesto se abbia “paura”) e che si rivelerà un trionfo, consacrando il genio della cantante.

Il documentario di Tom Volf, regista cinematografico e teatrale, esperto di allestimenti operistici, folgorato dalla scoperta della Callas al punto da dedicarle ormai dieci anni del proprio lavoro, è il risultato di un restauro di ultima generazione e di un lavoro di recupero del colore reale.

A partire dalle bobine originali del concerto (girato in bianco e nero) e dalle foto della serata, oltre che da tutti gli altri materiali utili (come un detective, Volf è andato alla ricerca dell’abito indossato dalla diva quella sera, perché il suo colore potesse essere restituito con la massima veridicità). Si associa, naturalmente, al restauro visivo, quello del suono, altrettanto prezioso se non di più, realizzato attingendo direttamente agli archivi personali dell’artista.

Mentre si esibisce nel repertorio che l’ha resa celeberrima – la preghiera alla luna, Casta Diva della Norma, e la cabaletta della stessa, il Miserere del Trovatore di Verdi, Una voce poco fa dal Barbiere di Siviglia, e poi il secondo atto della Tosca (Vissi d’arte), in dialogo con Tito Gobbi nella parte di Scarpia – non occorre essere esperti o appassionati d’opera per venire investiti dalla sensazione di assistere a qualcosa di misterico, come se la Callas fosse lo strumento attraverso il quale passa un suono che proviene da un misterioso altrove.

Ma al di là della varietà degli stili, dell’interpretazione personale, dell’agilità del canto, del talento come soprano lirico e soprano drammatico, le riprese del concerto di Parigi, quasi tutte a mezza figura, e dunque ravvicinate, ci restituiscono un’eccezionalità di atteggiamento.

La Callas non si sbraccia, non si spoglia, non guarda in alto, non esibisce se stessa: con le braccia serrate a chiudere la stola dell’abito di velluto rosso sul petto, quasi comprimendo lo sterno, lascia che lo spettacolo sia prima di tutto quello del suono, e c’è una felicità sincera nel suo sguardo (o un dramma, alla bisogna) che non viene dagli applausi ma dalla musica stessa, che sembra innamorarla ogni volta. Il risultato è di un’eleganza tale che la stacca dallo sfondo del coro d’altri tempi, agghindato in maniera punitiva, ma anche dalle logiche narcisiste dell’oggi, e le consegna l’immortalità.

CALLAS – PARIGI, 1958
PROGRAMMAZIONE
TERMINATA