BLACK WIDOW

UN ACTION DI ALTA QUALITÀ CHE RIANNODA I FILI, PREPARA IL FUTURO E ALZA IL VOLUME DELLO SPETTACOLO.
BLACK WIDOW

La piccola Natasha è cresciuta per alcuni anni in Ohio con la madre Melina, il padre Aleksei e la sorella Yelena. Quella famiglia è solo una copertura, ma è anche l’unica che lei e Yelena hanno avuto, perché per il resto del tempo sono state addestrate e manipolate nella “stanza rossa”, un programma segreto russo per creare superagenti assassini. Quando anni dopo Yelena le fa avere un antidoto a quel programma, Natasha si trova tagliata fuori dagli Avengers ed è anzi ricercata, in seguito alla Guerra Civile tra Capitan America e Iron Man. Inizia così una missione che riporta a casa la Vedova Nera, facendole ritrovare la madre adottiva Melina e il Red Guardian Aleksei, che sostiene di essere stato la controparte russa di Capitan America.

Scarlett Johansson rimette, probabilmente per l’ultima volta, i panni della supereroina caduta in Avengers: Endgame, per un film dall’azione incessante e spettacolare.

Dopo Captain Marvel ecco un nuovo prequel nella saga degli Avengers, con lo scopo anche questa volta di introdurre un nuovo personaggio nelle vicende ambientate nel presente. Si tratta di Yelena Belova, sorella ideale di Natasha che rivedremo già tra qualche mese nella miniserie Hawkeye su Disney+. Tra l’altro Black Widow ha una scena post-titoli di coda che per la prima volta vede un film richiamare una serie Tv, visto che appare un personaggio finora visto solo in The Falcon and the Winter Soldier la cui identità è data per scontata al pubblico. Questo fa anche pensare che, se non ci fossero stati i ritardi da pandemia per l’uscita di Black Widow, la scena sarebbe stata diversa. Proprio in questi giorni del resto l’universo Marvel cinetelevisivo ha praticato anche una sfrontata riscrittura, sempre di una scena post-titoli: quella di WandaVision, dove sono stati cambiati gli ambienti e la musica e dove è stata aggiunta la sagoma – presumibilmente – del Dottor Strange, per una maggior continuità con il film in uscita l’anno prossimo. Una continuità che al momento della programmazione della serie su Disney+ non si sarebbe potuta avere, perché le riprese di Doctor Strange in the Multiverse of Madness non erano nemmeno iniziate.

Accantonando la questione della scena post-titoli, il film spiega finalmente cosa fosse quella cruciale missione a Budapest che aveva coinvolto la Vedova e Hawkeye e che viene citata già nel primo Avengers. Soprattutto però dà un corollario di comprimari al personaggio di Scarlett Johansson. Purtroppo l’attrice non potrà godersi ulteriori apparizioni al fianco di Rachel Weisz, Florence Pugh e David Harbour, ma si tratta di personaggi che in questo film hanno già avuto lo spessore per cui invece la Vedova Nera ha dovuto aspettare circa un decennio.

Black Widow rende inoltre per certi versi giustizia al peso relativamente scarso dato alla sua morte rispetto a quella di Tony Stark in Avengers: Endgame, ma non è solo un capitolo riparatore. Il villain è il più patriarcale immaginabile e il messaggio di emancipazione è chiarissimo, senza arrivare a scene gratuite come quella di tutte le eroine radunate nel finale della saga degli Avengers.

Le sequenze d’azione sono tra le più impressionanti realizzate per un marvel movie dedicato a un singolo eroe e il tono spionistico rivaleggia, almeno inizialmente, con Captain America: The Winter Soldier. Con il procedere però Black Widow punta su una dosa di spettacolarità molto più sfacciata, tanto da arrivare nell’ultima sequenza a livello “Bayhem”, ossia al tipo di catastrofe dove sullo schermo accade di tutto come in un film di Michael Bay.

Gli effetti speciali sono di alta qualità, anche se in un momento critico la resa del fuoco si rivela problematica e infelice. Una piccola e trascurabile macchia comunque, specialmente a fronte di vari combattimenti a corpo a corpo ben inscenati. Taskmaster è un avversario efficace perché, con la sua capacità di copiare le mosse di chi combatte (e non solo), crea una affascinante specularità nell’azione.

Tra i punti deboli spiccano i titoli di testa con una terribile cover di “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana, da far agitare nella tomba Kurt Cobain. Anche l’epilogo, che va a riprendere uno dei personaggi minori del film, appare un’aggiunta davvero non necessaria, incapace di essere incisiva come ci aspetterebbe. Ottima in compenso l’alchimia tra i protagonisti, pure nelle immancabili situazioni comiche di alleggerimento, dove in particolare David Harbour dà il meglio di sé.

Per la Marvel quindi una ripartenza che riannoda i fili e prepara il futuro, che riprende lo stile da action comedy ma alza il volume dello spettacolo e che ha anche qualcosa da dire, con il tema dell’emancipazione femminista dal patriarcato.

BLACK WIDOW
PROGRAMMAZIONE
TERMINATA