Cars 3

Cars 3 trova nuova linfa proprio nel personaggio femminile al centro (insieme a Saetta) della storia
Cars 3

Saetta McQueen ha un nuovo rivale: è Jackson Storm, un’auto da corsa di ultima generazione allenata su simulatori di gara avanzatissimi. Il consenso generale è che per Saetta sia arrivata l’ora di appendere i pneumatici al chiodo e ritirarsi in buon ordine, andando a raggiungere le vecchie glorie del passato. Mai come in questo momento ha bisogno dei consigli del suo mentore Doc Hudson e dell’amicizia di Cricchetto e Sally: ma se questi ultimi gli sono vicini, Doc è una presenza confinata nel cuore e nella memoria. Nuovi alleati però appariranno lungo la strada della rivincita, prima fra tutti Cruz Ramirez, una bravissima istruttrice che ha messo da parte il sogno di diventare pilota di gara perché tutti, a cominciare dal suo capo, l’hanno scoraggiata dal tentare.

Al terzo episodio della saga, Cars 3 trova nuova linfa proprio nel personaggio femminile al centro (insieme a Saetta) della storia.

In generale colpisce come tutti i personaggi femminili del film siano ben sviluppati, complessi anche se non necessariamente positivi, adeguatamente competitivi e mai stereotipati. Questo non è solo un segno dei tempi, ma anche un adeguamento della macchina cinema che “tenta strade nuove”, come fa Saetta per cercare di svecchiarsi. L’altro tema portante del film è il conflitto generazionale fra i nuovi modelli (e le nuove tecnologie) e gli “usati sicuri” (che seguono ancora metodi tradizionali di allenamento e di gara). Gli stessi studi di animazione computerizzata che, ad ogni film, rottamano le tecniche precedenti in cerca di effetti postmoderni scelgono qui di raccontare la storia di un’automobile che si appanica davanti agli allenamenti virtuali, gli “assistenti digitali” e i tapis roulant elettronici. E si oppone all’idea di rottamazione senza per questo opporsi alla filosofia secondo cui bisogna fare largo ai giovani e accettare l’età che avanza con i limiti, ma anche l’esperienza, che comporta.

Cars 3 procede a smontare gli assunti commerciali che sono il corollario del suo successo planetario – il merchandising selvaggio, la pubblicità onnipresente, la necessità di superare se stessi in effetti speciali ad ogni capitolo della saga – e promuove l’etica secondo cui “correre è la ricompensa” in sé, denunciando l’illusione della fiducia cieca nella tecnologia e nei numeri che “non mentono mai” e riscoprendo la saggezza (e il buon senso) della generazione dei Doc Hudson, che con la loro passione per la musica country e l’America rurale sembrano dare ragione a quella popolazione conservatrice che si considera la spina dorsale degli Stati Uniti (e si sceglie i presidenti di conseguenza). Ma combina efficacemente il tradizionalismo yankee con un invito a garantire pari opportunità per chiunque abbia trovato sulla sua strada qualcuno che gliela sbarrasse.
Anche dal punto di vista tecnico Cars 3 combina CGI e riprese (simil)naturalistiche, alterna circuiti di Formula 1 a strade di polvere conciliando il vecchio e il nuovo, la competenza tecnologica e l’artigianalità umanistica. Il risultato è che i bambini (ma soprattutto le bambine) escono di sala in fibrillazione, come è successo durante l’anteprima dedicata solo a loro dal Festival di Giffoni, convinti che nessuno potrà dire che “non sono fatti per correre”.

Cars 3
PROGRAMMAZIONE
TERMINATA