Rivelatosi già tre anni fa a un mondo dove vivono diversi coloriti metaumani, Superman è intervenuto in un conflitto armato tra due nazioni, per fermare un massacro. Questo ha dato vita a un incidente geopolitico complesso: la Nazione da lui ostacolata è storicamente alleata degli Stati Uniti, di cui Superman è cittadino. Un metaumano proveniente da quella nazione arriva così a Metropolis e sconfigge l’Uomo d’acciaio – è la prima volta che qualcuno ci riesce. Volato al sicuro in Antartide, Superman chiama in soccorso il supercane Krypto che, non senza prima strapazzarlo un po’, lo trascina al sicuro nella Fortezza della Solitudine. Nel mentre Lex Luthor, coinvolto anche nella guerra dove Superman è intervenuto, porta avanti un insidioso piano per scoprire i segreti della sua nemesi screditarne l’immagine e avere finalmente l’autorizzazione del governo per eliminarlo.
Una nuova versione del supereroe per eccellenza, al tempo stesso classica e al passo con i tempi, capace di intercettare numerose questioni di attualità, problematizzando il concetto di un eroe che vuole solo fare del bene di fronte alle contraddizioni e alle confusioni della contemporaneità.
Lex Luthor incarna diversi grandi mali del presente: si avvale della manipolazione dei conflitti militari e delle distorsioni di Internet come strumento di informazione, inoltre le sue azioni riecheggiano temi come la repressione degli immigrati, con tanto di supercareri, e la rampante ascesa dei miliardari nella politica americana. Eppure il film è coloratissimo e mai troppo serioso, tragico e buffo al tempo stesso come è nello stile di James Gunn. La sua non è un’impresa semplice: introduce da zero – senza rinarrarne le origini – non solo Superman, ma pure altre figure dell’universo DC Comics, mettendoci in mezzo sia una trama molto articolata, sia l’adorabile ma ingombrante presenza del cane Krypto. Il primo atto fatica a prendere il volo: la spettacolarità e il senso di meraviglia non bastano a compensare una trama didascalica che deve necessariamente spiegare di Luthor, del suo piano, di Metropolis, della provenienza di Superman, del caratteraccio di Krypto, della “Justice Gang” e pure di un conflitto fittizio che ricorda chiaramente sia quello in Ucraina sia quello in Palestina.
L’ironia, da sempre cifra stilistica di Gunn, trova il suo baricentro in Lois Lane: giornalista d’assalto e compagna di Superman, lo intervista in una sorta di gioco di coppia, mettendolo di fronte alle sue contraddizioni. È lei la sua ancora, la bussola morale che lo tiene con i piedi per terra. Lo conosce, si fida, ma sa anche quanto facilmente le sue azioni possano essere fraintese. Il Superman di Gunn è molto umano, forse persino troppo, e scoprirà di aver sempre frainteso un elemento centrale del proprio passato kryptoniano. Da ragazzo di Smallville, cresciuto con un forte senso della decenza e della giustizia, si trova catapultato in un mondo cinico e baro, sempre pronto a rinnegare i suoi eroi. Lex Luthor è un villain spregiudicato e pericolosissimo, dai mezzi quasi illimitati. Perché sia davvero insidioso non può essere, come invece passato, qualcuno che non conosce il mondo dei metaumani ed è anzi perfettamente integrato a essi, ne ha diversi al proprio servizio, collabora con il governo e ha approntato tecnologie assolutamente incredibili. Accanto a lui ci sono Engineer e Ultraman, la prima odia ferocemente Superman per un motivo che non sarà chiarito nel film, mentre il secondo, silenzioso e mascherato, sembra in più di un senso il Black Noir dei fumetti di The Boys, anziché l’Ultraman dei fumetti DC Comics..
