LA TRAMA FENICIA

UNA FAVOLA ANTICAPITALISTA INCONFONDIBILMENTE DI WES ANDERSON
LA TRAMA FENICIA

Anatole «Zsa-zsa» Korda, magnate quasi immortale, colleziona nemici e incidenti aerei, a cui sopravvive a dispetto dei suoi sabotatori. In un clima da predazione capitalistica e di morte prossima, Korda mette in ordine i suoi affari e decide di lasciare la sua immensa fortuna a sua figlia, novizia imperturbabile, con pipa e rosario, a un passo dai voti. Salvo che il nostro ha altri nove figli, tutti maschi, che non ha il tempo o il desiderio di amare. La presenza di Liesl, che accetta il lavoro di ereditiera provvisoria nel tentativo di identificare l’assassino di sua madre, cambierà le carte in tavola e il destino di un padre imbarcato in un rocambolesco progetto industriale.

La trama fenicia non rappresenta una rivoluzione per Wes Anderson, una constatazione che però non dà ragione ai detrattori e alle riduzioni schematiche, perché la sua estetica è sempre stata al servizio di uno scopo, di un modo di raccontare il mondo.

L’armonia delle sue simmetrie, la colorimetria che esclude i bianchi squillanti e i neri profondi, il giallo, che qui come in Grand Budapest Hotel o Fantastic Mr. Fox gli permette di enfatizzare un’epoca e di correggere la gioia o il calore che gli viene spontaneamente attribuito, la teatralizzazione del cinema, la tipografia – cartelli di lettere disegnate, calligrafate o cucite -, i paesi immaginari e lo spirito rétro, che non contempla cellulare e intelligenza artificiale, ci fanno rimpiangere ancora una volta di non avere abbastanza occhi per divorare tutta la bellezza, le invenzioni, i momenti sospesi.

A chi conosce la filmografia di Anderson, La trama fenicia sembrerà sorprendente a metà ma è proprio questa la sua forza: coniugare il vecchio col nuovo per offrire una storia che esplora situazioni familiari attraverso temi inediti e un tema ricorrente. Perché la morte è dappertutto nell’opera di Wes Anderson, e più di ogni altra cosa nella sua messa in scena, che è primariamente una natura morta. Fino ad oggi era stata trattata come evento liberatorio, mai come punizione finale.

Qui si abbina a un immaginario più cupo, incorporando un lessico visivo proprio della religione cristiana e una violenza più grafica. Il protagonista, eroe bastardo, passa l’intero film a fuggire la morte, incarnata in maniera più letterale e in un aldilà in bianco e nero, un Giudizio Universale in cui siedono Charlotte Gainsbourg e Bill Murray.la

LA TRAMA FENICIA
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