Napoli velata

UN FILM AMBIZIOSO CHE RESTITUISCE IN MANIERA EFFICACE L'INCANDESCENZA DELLA PASSIONE.
Napoli velata

Adriana, anatomopatologo a disagio coi vivi, incontra Andrea, un giovane uomo che la seduce e la ama una notte intera, appassionatamente. Adriana è travolta, finalmente viva. Al risveglio gli sorride e dice sì al primo appuntamento. Ma Andrea a quel rendez-vous romantico non si presenta. È l’inizio di un’indagine poliziesca ed esistenziale che condurrà Adriana nel ventre di Napoli e di un passato, dove cova un rimosso luttuoso.
Protagonista dichiarata del film, Giovanna Mezzogiorno deve vedersela con Napoli, che assurge in primo piano col suo potenziale esplosivo, la sua straordinaria energia linguistica, le sue contraddizioni interne.

Così la religiosità popolare, nelle sue forme più vitalisticamente esasperate (culti, icone, maschere, santini), in Napoli Velata si coniuga con un sostrato pagano che accorda in modo ribaldo le tradizioni folcloriche antiche e moderne (la ‘sibilla’ col telecomando, l’utero sezionato nella controspezieria della Farmacia storica degli Incurabili).

Mescolando i generi ma privilegiando l’approccio plastico a tutto tondo del melodramma, Ferzan Ozpetek traduce la forza dirompente della città in una struttura narrativa che intreccia fili in profondità. E in quella profondità Napoli Velata sprofonda per sciogliere un trauma consumato ai ‘piani alti’ e nella prima sequenza, perno fra passato e presente. Al cuore del film c’è una conversione che si genera ancora una volta dall’interazione fra una perdita e un incontro. In Le fate ignoranti il personaggio di Margherita Buy cambia vita quando perde il marito e incontra l’amico omosessuale del consorte defunto, in La finestra di fronte il personaggio di Giovanna Mezzogiorno muta radicalmente la maniera di sentire il mondo quando perde l’infatuazione per il dirimpettaio di Raoul Bova e incontra l’antica saggezza pasticciera di Massimo Girotti, in Cuore Sacro il personaggio di Barbora Bobulova ha perso (da tempo) la madre senza mai elaborare il lutto e va in crisi quando incontra una ragazzina randagia e ribelle.

In Napoli Velata perdita e incontro coincidono in uno spazio che si fa sempre più fantasmatico e labirintico, dentro una geografia sotterranea(metropolitana, laboratori, gallerie, botteghe), instabile e cadaverica, che dialoga con una geografia superficiale, barocca, scenica, vitale. Lungo il confine che invita all’infrazione, Ozpetek introduce un rito pagano (“La figliata dei femminielli”), una performance antropologica che partorisce un bimbo priapesco e concepisce la passione di Adriana e Andrea.

Andrea inietta nella vita di Adriana il fuoco divorante di un sentimento che resta allo ‘stato nascente’ ma avvia l’odissea (sessuale) del personaggio. Sarà l’inchiesta a rivelare poi la natura segreta dell’eroina, i suoi segreti e la sua sessualità risvegliata. Inscritto nel quadro di un’indagine poliziesca, ma il film non è mai realmente interessato al suo intrigo, Napoli Velata coglie e rende visibili i flussi emotivi della sua protagonista e le correnti passionali che legano i personaggi agli amanti. Al ruolo virile e fragile di Alessandro Borghi replica il corpo assediato di Giovanna Mezzogiorno, daccapo musa di Ozpetek e daccapo soggetto scopico desiderante e immaginifico.
Ma a questo giro di vite alla sua protagonista non basta guardare al di là della strada per compensare con l’immaginazione la vita in cui permane. Sensuale e sensibile, la messa in scena riflette i vacillamenti percettibili della protagonista e tutta l’urgenza dell’attrazione carnale. Un tumulto che Adriana non può evitare, figuriamoci dimenticare. Cupo come un mystery e debordante come un mélo, Napoli Velata è un film ambizioso che non nasconde i modelli alti (Hitchcock) e restituisce in maniera efficace l’incandescenza della passione. A volte l’autore cede al turgore della storia e non riesce a evitare la caduta nella ridondanza e nell’eccesso ma gli viene in soccorso l’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno, unica possibile valvola di sfogo in cui lascia passare il dolore e la perdita, l’infiammazione e lo scacco. Il proprio non poter essere, malinconicamente, che una figura dello scacco. In un film fatto di primi piani intensissimi e sguardi folgoranti, è giusto che la storia rimanga aperta e che sia un ultimo movimento ‘a seguire’ a chiedere allo spettatore di produrre senso

SPETTACOLI dal 20 al 24 gennaio
CINEMA TEATRO CESARE CAPORALI - Piazzetta San Domenico, 1 - Castiglione del Lago (PG)
sabato 20
  • 21:30
domenica 21
  • 18:00
lunedì 22
  • NON PROGRAMMATO
martedì 23
  • CHIUSO
mercoledì 24
  • 18:00
  • 21:30
Napoli velata