Barbiana ’65 – La lezione di Don Milani

LA TESTIMONIANZA DELLA CONTINUITÀ DI PENSIERO E D'AZIONE DI DON MILANI.
Barbiana ’65 – La lezione di Don Milani

Il recupero integrale del materiale filmato girato dal regista Angelo D’Alessandro nel dicembre del 1965 a Barbiana, protagonisti don Lorenzo Milani e i suoi allievi, mostra alcuni momenti e aspetti fondamentali della Scuola di Barbiana: la scrittura collettiva, la lettura dei giornali, i ragazzi più grandi che insegnano a quelli più piccoli. Ma c’è anche il lavoro manuale svolto dai ragazzi. Intorno a queste immagini del 1965 si sviluppa il racconto con le testimonianze di Adele Corradi, l’insegnante che ha vissuto l’esperienza di Barbiana con don Lorenzo, di Beniamino Deidda, ex Procuratore Generale di Firenze che dopo la morte di don Lorenzo ha continuato a insegnare ai ragazzi della scuola di Barbiana, e Don Luigi Ciotti.

Ci sono documentari che rievocano con abbondanza di materiali d’epoca un periodo storico o l’attività di una persona che ha lasciato un segno in uno dei campi dell’avventura umana. Ce ne sono altri che testimoniano la continuità di un pensiero e di un’azione. Barbiana ’65 appartiene a questa categoria.

Non siamo solo di fronte ad immagini rare di un uomo che ha offerto, soffrendo l’emarginazione, una spinta fondamentale al rinnovamento della Chiesa e della cultura più in generale partendo da un paesino dove ancora oggi (nonostante i numerosi visitatori) non c’è un bar che speculi sulla sua figura. Una figura che, a causa della sua innata ritrosia, aveva impedito di riprendere nonostante numerose richieste. Perché si trattava di sguardi ‘esterni’ mentre D’Alessandro prima vive e osserva la vita della comunità e poi, ‘passato l’esame’, viene autorizzato a riprendere.

Vediamo così un uomo tanto preciso e puntuale nel denunciare le storture e le connivenze di Chiesa e società quanto impacciato nei confronti della macchina da presa quando deve leggere dei passi della sua lettera ai giudici, inviata e resa pubblica perché processato, con l’accusa di apologia di reato, in seguito alla sua “Risposta ai cappellani militari”. Ciò che emerge da questo importante documento è l’amore per gli ultimi senza i quali non si può costituire una comunità di fede. “La parola è la chiave fatata che apre ogni porta” per don Milani e il Potere (con la P) lo sa e cerca di escludere coloro che ritiene inferiori.

Don Milani in una mano aveva il Vangelo e nell’altra la Costituzione e voleva fare dei suoi ragazzi dei ‘cittadini’ con piena dignità capaci quindi di comprendere la Parola e non solo di recitare frasi (per loro) prive di significato. Era una scuola dura la sua, senza compromessi. Quando, verso la fine del documentario, si vede una figura vestita di bianco che si avvicina alla sua tomba si comprende che, attraverso un papa anche lui ‘scomodo’, si concretizzano le parole di Adele Corradi che afferma che Don Lorenzo Milani non va ‘ricordato’ ma va ‘sfruttato’ per continuare a tenere vivo e concreto il suo messaggio in un presente in cui le discriminazioni non mancano. È il messaggio di un uomo che ha voluto essere legato alla terra per poter parlare del cielo. Così come ha voluto essere sepolto: con gli scarponi ai piedi e i paramenti sacri indosso

Barbiana ’65 – La lezione di Don Milani
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